giovedì 26 marzo 2020

PSICOLOGIA: Il gruppo

4. IL POTERE E LA FIGURA DEL LEADER

Il potere è la possibilità che un individuo ha di influenzare e controllare il comportamento altrui e si esprime in diverse forme:
Risultato immagini per leader e la leadership
  • potere di ricompensa, cioè la possibilità di attribuire gratificazioni materiali o simboliche
  • potere coercitivo, cioè la possibilità di imporre sanzioni e punizioni
  • potere legittimo, basato sulla condivisione da parte di un gruppo di determinati valori e norme
  • potere di esempio, per cui le persone si identificano in colui che detiene il potere
  • potere di competenza, per cui un individuo o un gruppo riconoscono a una persona conoscenze specifiche in un determinato ambito
Il leader è colui che esercita maggiore influenza sugli altri membri del gruppo, facilitando il raggiungimento di un obbiettivo comune. La leadership assolve due funzioni ben precise: quella socio emozionale, che riguarda il raggiungimento dell'armonia nella vita del gruppo, e quella relativa al compito, che consiste nell'organizzare al meglio il lavoro di un gruppo.
Il leader espressivo (che si occupa degli aspetti affettivi) spesso è una figura diversa da leader strumentale (che si occupa del buon funzionamento del gruppo)
Le ricerche hanno mostrato che la leadership può essere esercitata adottando stili differenti.
  • leadership autoritaria caratterizzata da severità, spirito conservatore e incapacità di delega
  • leadership democratica caratterizzata da capacità di delega, sensibilità al clima di gruppo
  • leadership permissiva caratterizzata dall'abdicazione del leader al proprio ruolo, per lasciare all'iniziativa degli individui le scelte o le decisioni
In un gruppo ogni persona tende al massimo profitto con il minimo sforzo, contribuendo alla vita del gruppo in maniera differente.
Dunque la leadership comporta per chi la esercita costi e benefici, e ha funzione vitale per regolare la vita del gruppo stesso.

5. LA COESIONE E LA MENTALITÀ DI GRUPPO 

Tips for TEFL discussion classesPer parlare di interazione dei componenti di un gruppo ci si riferisce al concetto di coesione. Alcuni studiosi hanno individuato un metodo per misurare il grado di coesione. Lo psicologo e psichiatra Jacon Levy Moreno introdusse questo metodo che prende il nome di sociometria. Consiste nel chiedere ai membri di un gruppo di indicare chi preferiscono tra gli individui del gruppo stesso e i risultati vengono raccolti nel sociodramma.

mercoledì 25 marzo 2020

PSICOLOGIA: Il gruppo


1. INDIVIDUI E GRUPPI

Il sociologo Merton definisce il "gruppo" come un insieme di individui che interagiscono secondo determinate modelli, provano sentimenti di appartenenza al gruppo, vengono considerati parte del gruppo dagli altri membri.
Risultato immagini per GRUPPISecondo la definizione di Merton, un insieme di persone per essere considerato un gruppo sociale deve avere determinate caratteristiche:
- Interazione
- Appartenenza
- Identità
A queste tre caratteristiche altri psicologi aggiungono la condivisione di scopi comuni, di norme e di valori. Il gruppo sociale va distinto dal semplice aggregato, ovvero un insieme di individui che si trovano in uno spazio fisico, e dalla categoria sociale, ovvero un insieme di persone con caratteristiche comuni.

2. IL SISTEMA DI STATUS E IL RUOLO ALL'INTERNO DEL GRUPPO 
Il sistema di status si riferisce alla posizione che un individuo occupa all'interno di un gruppo e alla valutazione di quella posizione in una scala di valori.
Lo status di ogni membro può comunque essere modificato se subentra una nuova persona all'interno del gruppo.
Risultato immagini per GRUPPOLa ristrutturazione del sistema di status si verifica anche nel caso in cui vengano introdotti nuovi scopi comuni all'interno del gruppo da parte di un membro. In questo caso si innescano dinamiche finalizzate alla ricerca di nuovi equilibri tra i componenti del gruppo.
Il ruolo è l'insieme di aspettative condivise circa il modo in cui deve comportarsi una persona che occupa un certo status all'interno di un gruppo.
Nei gruppi possono anche sorgere i conflitti dovuti alla modalità attraverso le quali si distribuiscono e si relazionano o diversi ruoli.

3. LE NORMI E LE RETI DI COMUNICAZIONE

Le normi sono l'insieme delle aspettative condivise dal gruppo rispetto al modo di comportarsi in quanto appartenenti al gruppo medesimo. Esse indicano le regole di comportamento, sia quando si sta con persone dello stesso gruppo sia quando si interagisce con un gruppo esterno.
Risultato immagini per le norme e le reti di comunicazioneL'individuazione delle norme serve a delimitare lo spazio di libertà individuale all'interno del gruppo, il limitare oltre il quale la diversità di un comportamento può sfociare in devianza.
Le norme assolvono le seguenti funzioni:
  • mantenimento del gruppo
  •  raggiungimento degli obbiettivi
  • costruzione di sistemi di riferimento per l'interpretazione della realtà
  •  definizione dei rapporti con l'esterno
La comunicazione all'interno di un gruppo è fondamentale, perché favorisce lo scambio e il consolidamento di relazioni impersonali.
I processi comunicativi possono essere di diverso tipo:
  • la comunicazione a ruota è centralizzata, cioè focalizzata sul leader: è il leader che decide come, quando, a chi distribuire le informazioni.
  • la comunicazione a rete è decentrata, cioè diffusa tra tutti i membri: le informazioni sono distribuite tra tutti
Il clima del gruppo varia a seconda che si adotti un modello centralizzato oppure diffuso, cioè maggiormente distribuito.


PEDAGOGIA: Illuminismo ed empirismo

VERIFICA DI FINE CAPITOLO

1) FISSA I CONCETTI
  1. Nel corso del Settecento il superamento delle pratiche educative dell'Antico Regime fu realizzato soprattutto grazie: a una nuova concezione delle capacità cognitive umane
  2. In epoca illuministica si afferma l'idea che l'infanzia sia: una tappa fondamentale di sviluppo per la formazione dell'adulto.
  3. La medicina settecentesca favorì: la tutela e la cura della salute dei bambini
  4. In questo periodo storico i collegi erano frequentati: da nobili e da borghesi, che miravano a una formazione specifica
  5. Nel corso de Settecento, al livello secondario di istruzione si privilegiava lo studio:delle materie umanistiche, e specialmente del latino
2) APPRENDI IL LESSICO
  • TABULA RASA il bambino è dotato solo di sensi e privo delle idee innate
  • GENTLEMAN fondato sulla nobiltà d'animo
3) STABILISCI I COLLEGAMENTI

Il bambino nasce privo di qualunque idee innate ↴ 
                                                       non ha conoscenza neppure quella di Dio
                                                                                 ↓
                                       Se questo è vero, allora la perfezione umana non
                                                  è quella indicata dal cristianesimo
                                                                                 ↓
                                                         La felicità è dunque mondana
                                                                               ↓
                           Da ciò deriva l'importanza dell' educazione, che mira a stabilire nel bambino 
                                           buone abitudini per integrarlo nella società


4) COSTRUISCI L'ARGOMENTAZIONE
  1. L'ideale educativo di Locke si fonda su alcuni presupposti teorici, ovvero l'empirismo, la concretezza pedagogica e l'utilitarismo.
  2. Dal presupposto dell'empirismo deriva il metodo di insegnamento proposto da Locke: questo si basa sull'esperienza e sulla ripetizione dell'esperienza, finché l'acquisizione non è compiuta e si costituisce l'abitudine
  3. Tale modo di insegnamento privilegia dunque la concretezza rispetto all'astrazione, la pratica rispetto alla teoria
  4. Questo orientamento verso la concretezza era l'origine anche della sua critica all'importanza eccessiva conferita nelle scuole al latino e ai tecnicismi logico-grammaticali, considerati inutili; l'educazione doveva mirare invece alla ricerca costante di ciò che è più utile per la vita dell'uomo in società.
  5. In base al criterio dell'utile, egli ribadiva l'importanza dell'acquisizione della saggezza e della moralità; l'istruzione vera e propria doveva contemplare la geografia, la matematica e la fisica; infine, si dovevano incoraggiare le attività pratiche.

PEDAGOGIA: Illuminismo ed empirismo

1. NUOVE PRATICHE EDUCATIVE

Nel corso del Settecento in tutto il continente europeo ebbe luogo un intenso dibattito sui metodi e sui fini dell'educazione e dell'istruzione. Tale dibattito determinò il ripensamento di molte delle pratiche sino ad allora impiegate nell'allevamento e nell'educazione dei figli all'interno delle famiglie e una revisione dell'organizzazione e della gestione delle scuole da parte delle monarchie assolutistiche.
Negli studi relativi alle capacità intellettive dell'uomo e nelle riforme scolastiche della seconda metà del XVIII secolo che vanno ricercate alcune spinte decisive verso le moderne teorie e prassi pedagogiche. Uno dei fattori che portarono al ripensamento dei compiti e delle finalità dell'educazione fu senz'altro l'affermarsi di una diversa concezione delle facoltà cognitive dell'uomo, che ebbe tra i suoi ispiratori John Locke.
Il compito fondamentale dell'educazione, specialmente nell'infanzia, era quello di risvegliare tale idea con lo studio della religione, al fine di condurre il bambino sulla strada della salvezza eterna. La migliore conoscenza dei processi mentali dell'essere umano portò a individuare l'origine della conoscenza nell'esperienza e nelle capacità sensoriali e intellettive dell'individuo. Da qui nacque nacque la corrente filosofica nota come empirismo, secondo la quale l’uomo, oltre a non possedere alcuna idea innata, per crescere e sviluppasi ha bisogno di poter conoscere il mondo per mezzo dell’esperienza.

2. LOCKE E LA SOCIETÀ INGLESE TRA 600 E 700
3. LA FORMAZIONE DEL GENTLEMAN

John Locke nacque nel 1632 da una famiglia puritana. Egli studiò le lingue classiche e la filosofi scolastica, terminati gli studi si dedicò all'insegnamento.
Risultato immagini per LockeLocke si incentrò sull'educazione per i giovani maschi di famiglia ricca, cioè i gentleman, che facevano parte dell'antica aristocrazia ma erano anche inseriti nella vita produttiva. Si tratta di un'educazione individualizzata, privata e basata sull'osservazione del bambino da parte del precettore che deve creare un percorso formativo a partire dalle attitudini e dalle capacità dell'allievo.
Per Locke è preferibile un'educazione privata perché nella scuola pubblica il bambino, pur imparando a rapportarsi con gli altri, diventa più rozzo e difficilmente gestibile. Al contrario con un precettore privato il bambino sarà più giusto e avrà un comportamento più nobile.
Lo scopo del percorso formativo non è la conoscenza ma la costruzione di una personalità corretta per il gentleman. Il gentleman deve essere libero, cioè deve saper rinunciare agli appetiti e auto dominarsi, attraverso la razionalità che è superiore alla passione e ai desideri.


ANTROPOLOGIA: Pensare, comunicare, classificare

VERIFICA FINE CAPITOLO

1) FISSA I CONCETTI
  1. Le società a oralità primaria sono quelle società che rifiutano, per vari morivi, l'utilizzo della scrittura
  2. Gli stili cognitivi si dividono in maniera netta e radicale tra stile cognitivo globale e stile cognitivo articolato
  3. Che cosa sostiene Bronislaw Malinowski a proposito del potere della parola presso i Trobriand? Che in determinate culture le parole hanno un potere speciale come se "il dire fosse quasi un fare"
  4. In che senso la televisione è un mezzo culturale influente? Nel senso che essa non viene influenzata dalle diverse culture, ma è ovunque uno strumento neutrale
  5. Il tempo puntiforme è quello in cui i riferimenti temporali sono associati a eventi naturali o sociali
2) APPRENDI IL LESSICO
  • PENSIERO ASTRATTO pensiero non materiale e non semplice
  • TECNICHE MNEMONICHE tecniche per imparare a memoria
3) STABILISCI I COLLEGAMENTI

STILI DI PENSIERO E DI  COMUNICAZIONE

PENSIERO CONCRETO
esercitato in relazione a contesti d’esperienza

PENSIERO ASTRATTO
esercitato in relazione a contesti astratti o ipotetici

COMUNICAZIONE ORALE
-          società a oralità primaria
-          tecniche mnemoniche
-          potere della parola
COMUNICAZIONE SCRITTA
-          la scrittura cuneiforme e scrittura alfabetica
-          la scrittura condiziona il pensiero
-          scrittura permette maggiore conservazione di memorie

STILE COGNITIVO GLOBALE
Dalla totalità del fenomeno alla particolarità degli elementi

STILE COGNITIVO ARTICOLATO
Dalla considerazione dei singoli elementi dell’esperienza alla totalità

CONCEZIONE PUNTIFORME DEL TEMPO
Riferimenti temporali connessi a eventi naturali, sociali o fisiologici

CONCEZIONE UNIFORME DEL TEMPO
Tempo come unità uniforme, frazionabile e misurabile

4) COSTRUISCI L'ARGOMENTAZIONE

  1. Alla fine degli anni Sessanta del 900 Berlin e Kay confrontarono le terminologie cromatiche in ventisei lingue diverse
  2. Più una cultura è sviluppata e complessa, più il suo vocabolario cromatico è ricco. Più una cultura è semplice, il più vocabolario cromatico è povero
  3. Secondo Berlin e Kay, in base alle loro ricerche, tutti gli esseri umani sono in grado di percepire tutte le gradazioni del colore ma esse vengono espresse in una quantità di termini diversa in base alla cultura
  4. Accertarono che il numero dei termini presenti in ciascuna lingua variava da un minimo di due a un massimo di undici. Chiamarono termini "di base" quelli che esprimono fenomeni percettivi immediatamente comprensibili
  5. Un'obiezione sollevata al lavoro di Berlin e Kay riguarda la distinzione tra cultura semplice e cultura complessa

ANTROPOLOGIA: Pensare, comunicare, classificare

DOMANDE DEL CAPITOLO

Domande dei Paragrafi
IL PENSIERO: CONCRETO E ASTRATTO e COMUNICAZIONE ORALE E SCRITTA

1.In che modo il sistema cognitivo dei popoli primitivi differisce da quello dei popoli più evoluti?
   Con la società a oralità primaria non conoscevano alcuna forma di scrittura e oggi non esistono
 
2. Qual è l'opinione di Levi-Strauss riguardo al pensiero primitivo?
    Levi Strauss pensa non sia privo di aspetti speculativi, riflessivi e teoretici
       
3.Quale fu la prima forma di scrittura?
   Inca dei Perù e Dahomey, con sassolini,corde, bastoncini, ma non con segni
         
4.Quali espedienti usano i cantastorie per memorizzare i loro racconti?
   Tecniche mnemoniche, espressioni fisse, stereotipate e ripetitive

Domande dei Paragrafi
QUESTIONI D'INTELLIGENZA, PAROLA E MONDO e SCRITTURA ORALITÀ MEMORIA

1. Indica quali sono le potenzialità intellettive universalmente presenti negli esseri umani.
    Scrittura, memoria e conservazione, linguaggio

2.  Che differenza c’è fra lo stile cognitivo articolato e quello globale
    Globale: totalità del fenomeno considerato per giungere alla particolarità
    Articolazione: singoli elementi, per risalire alla totalità

3.  Di quali poteri si caricano le parole presso alcuni popoli?
    Il potere viene dai nomi e nel modo in cui vengono chiamati.

Domande dei Paragrafi
I MEDIA E LA NUOVA COMUNICAZIONE GLOBALE, LA CLASSIFICAZIONE DEL MONDO

1. Che influenza ha avuto, e continua ad avere, la televisione sulle popolazioni del mondo?Influenza le relazioni, aspirazioni e la loro immaginazione

2. Quali indirizzi di studio comprende l’etnoscienza?
L’etnoscienza comprende lo studio delle differenti culture, organizzano le proprie conoscenze del mondo naturale (vegetale e animale)

3. Da quali fattori è influenzata l’attribuzione dei nomi ai colori presso le diverse popolazioni? L’attribuzione è influenzata dai fattori in relazione alla complessità culturale e tecnologica della cultura


ANTROPOLOGIA: Pensare,comunicare, classificare

7.  LA CLASSIFICAZIONE DEL MONDO

Tutti i popoli possiedono una conoscenza più o meno ricca e complessa dell’ordine della natura. E tutti hanno qualche teoria sul suo disordine. Queste teorie spiegazioni, ovviamente non sono identiche.
Risultato immagini per cCLASSIFICAZIONE DEL MONDOGli antropologi che si sono dedicati allo studio di questo argomento nei contesti culturali più diversi definiscono la loro specializzazione con il termine di etnoscienza. L’etnoscienza è lo studio di come le differenti culture organizzano le proprie conoscenze del mondo naturale. Tali conoscenze e concezioni non sono casuali e frammentarie, ma possiedono gradi di sistematicità e di coerenza spesso notevoli, sebbene differenti e meno ‘esatti’ di quelli elaborati dalla scienza moderna.
I Waiwai, orticoltori dell’Amazzonia, considerano il fegato di certi animali un’vegetale, in quanto la sua forma assomiglia a quella delle foglie di certi alberi. Di conseguenza essi ritengono che le donne, cui è vietato il consumo di carne procurata mediante la caccia di animali abbattuti con l’uso delle armi, possano cibarsene. Il divieto del consumo della carne da parte delle donne e per i Waiwai un tabù che fa paté di un sistema più ampio di divieti riguardanti l’uso delle armi e la partecipazione alla caccia alla guerra da parte degli individui di sesso femminile. Alla fine degli anni Sessanta, due antropologi americani, Brent Berlin e Paul Kay, confrontarono le terminologie cromatiche presenti in ventisei lingue diverse. Accertarono così che il numero dei termini presenti in esse variava da un minimo di due, come in alcune lingue della Nuova Guinea, a un massimo di undici, come in certe lingue europee. Questi termini fondamentali o <<di base>>, come Berlin e Kay li chiamarono sono quelli che riflettono fenomeni di percezione del colore senza bisogno di ulteriore specificazione per essere compresi.

a) Tutti gli esseri umani sono in grado di percepire tutte le gradazioni del colore.
b) La terminologia cromatica di base si sviluppa secondo una linea precisa. In tutti i sistemi che per esempio possiedono solo due termini, questi sono sempre <<chiaro>> e <<scuro>>, in quelli che ne hanno tre, invece <<bianco>>, <<nero>>, e poi <<rosso>> ecc.
c) Il numero dei termini di base impiegati da una lingua per indicare I colori sarebbe in relazione con la complessità culturale e tecnologica della cultura in questione, per cui più una cultura è semplice più il suo vocabolario cromatico è povero, mentre culture particolarmente complesse rivelerebbero l’esistenza di un numero elevato di termini cromatici di base.